Condividi, , Google Plus, Pinterest,

Print

Posted in:

Come investire in beni rifugio per diversificare

Investire in beni rifugio

Gli obiettivi dell’investitore moderno in un periodo di veloci cambiamenti e di mutamenti di scenari economici costanti come quello attuale devono sempre essere due: da una parte proteggere i propri risparmi e dall’altra incrementare il capitale senza correre rischi eccessivi.

In tal senso investire in beni rifugio è sicuramente una strategia che nel tempo si rivela vincente e se ben calibrata può anche garantire ottime performance in termini di rendimento.

La diversificazione rimane sempre il concetto chiave che deve essere assimilato diventando verbo per ogni investitore, grande o piccolo che sia. Il portafoglio del risparmiatore moderno dovrà rispondere a determinati requisiti imprescindibili quali la diversificazione degli investimenti e la giusta ripartizione tra capitale liquido, beni rifugio e strumenti più spregiudicati in grado di massimizzare il guadagno a seconda dello scenario economico del momento.

Puntare tutto su un unico “cavallo” considerato vincente è una mossa troppo azzardata che può portare a risultati davvero amari, mentre lasciare gran parte del proprio capitale sul conto corrente oggigiorno non è più una scelta opportuna dati i tassi di interesse nulli offerti dagli istituti di credito. Bilanciando il portafoglio tra liquidità a disposizione per qualsiasi emergenza, scegliendo ad esempio ETF azionari e obbligazionari che spalmino il rischio puntando sugli indici e sfruttando la possibilità di investire in beni rifugio grazie alle commodities, si ha la possibilità di proteggere i risparmi ottenendo inoltre una rendita extra costante destinata a rivalutarsi nel tempo.

I beni rifugio: cosa sono.

Il termine commodities ha origine dalla locuzione francese commodité che tradotta letteralmente significa pratico. Con commodity si intende quindi un bene per cui è presente una richiesta da parte del mercato e che si caratterizza per una qualità intrinseca in qualche modo non determinata da chi lo produce.

L’esempio più lampante di bene rifugio, o commodity, è sicuramente l’oro: il metallo prezioso per eccellenza le cui oscillazioni di valore sono ormai da decenni il termometro attraverso cui valutare la situazione economica contingente. Proprio negli ultimi anni si è assistito al boom degli acquisti di oro, considerato una riserva sicura in un periodo in cui lo spettro della recessione e il rischio di una crisi finanziaria mondiale hanno spaventato gli investitori istituzionali, dalle società finanziarie fino agli stati nazionali, spingendoli ad aumentare gli acquisti di un bene rifugio il cui valore sul mercato varia si nel tempo, ma in modo limitato.

È fondamentale capire, partendo dall’esempio dell’oro, per quale motivo venga considerato un bene rifugio, comprendendo questo meccanismo si può padroneggiare il funzionamento di tutte le commodities. La disponibilità limitata nel nostro pianeta del metallo prezioso per antonomasia fa si che il suo valore non potrà mai abbassarsi più di tanto, ma al più potrà oscillare nel tempo incrementandosi nel momento in cui l’economia attraversa periodi di crisi e diminuendo il suo valore nelle fasi di prosperità del mercato.

Questo concetto è applicabile a qualsiasi commodities: da quelle agricole, come il frumento o il mais, fino a quelle energetiche come il petrolio o il gas naturale. Possiamo quindi individuare una serie di macro categorie in cui si differenziano i beni indifferenziati, ognuna delle quali a seconda del momento può essere considerata più o meno appetibile dal punto di vista finanziario.

I beni rifugio: come funzionano.

Capire come funzionano le commodities e quali sono le peculiarità di ogni categoria è il modo migliore per investire in beni rifugio in modo proficuo. Chiaramente data la grande quantità di informazioni che un investitore dovrebbe conoscere per scegliere di volta in volta le commodities più redditizie, affidarsi a dei consulenti finanziari qualificati e indipendenti è il modo migliore per cogliere le opportunità del mercato.

Le macro categorie a cui si è accennato precedentemente sono quella dei metalli, che comprende sia l’oro, ma anche l’argento, il nickel o il rame, quella cosiddetta coloniale, al cui interno si trovano caffè, cacao, zucchero e altre materie prime ancora, quella energetica a cui appartengono tanto l’etanolo bio quanto il petrolio e infine quella agricola e delle carni.

Tutte queste commodities sono negoziabili ovvero, data la loro maggiore o minore disponibilità sul mercato globale, il loro valore muta nel tempo ed è possibile sottoscrivere contratti di acquisto di un dato bene, ad esempio un determinato quantitativo di cereali, ad un prezzo per poi rivendere lo stesso bene quando il suo valore sarà salito.

Beni rifugio: a chi rivolgersi per investire.

Cerchiamo ora di capire quali sono gli strumenti principali per investire in beni rifugio. Tralasciando alcune tipologie di operazioni finanziarie dal profilo altamente speculativo e dal rischio intrinseco molto elevato, gli strumenti più efficaci e dal rapporto tra rischio e possibile guadagno migliore sono sicuramente i futures e gli ETF.

Il singolo investitore non può operare direttamente sui mercati dei futures e degli ETF ma si deve avvalere di un intermediario che si occupi per suo conto dell’acquisto e della vendita di tali strumenti. Il risparmiatore può così scegliere di avvalersi ad esempio di un istituto bancario che faccia da tramite o attraverso una piattaforma online dove è possibile scegliere autonomamente oppure tramite dei suoi consulenti che si occuperanno di ogni operazione.

Entrambe queste opzioni hanno però dei risvolti negativi: troppo spesso il risparmiatore nel caso del trading online sarà vittima del clic facile rischiando eccessivamente, mentre nel caso del consulente dovrà prestare molta attenzione ai costi delle commissioni della banca badando inoltre al fatto che spesso gli istituti di credito tendono a proporre strumenti finanziari emessi direttamente da loro o da loro partner.

Il primo step quindi per avventurarsi nel mondo delle commodities dovrebbe quindi essere quello di scegliere dei consulenti finanziari preparati, possibilmente indipendenti e di valutare assieme a loro i costi di gestione di ogni operazione.

ETF e Futures.

Come anticipato ETF e FUTURES sono due delle opportunità migliori per investire in beni rifugio. In particolare i futures, che vengono negoziati nei principali mercati istituzionali mondiali, sono dei contratti standard e quindi regolamentati che sottoscrivono l’acquisto futuro da parte dell’investitore di un bene, ad esempio il mais, ad un determinato prezzo più alto di quello del momento. Se effettivamente allo scadere del contratto il prezzo del mais sarà salito, in base ad un aumento della domanda di mais da parte del mercato, il risparmiatore venderà il contratto ad un prezzo maggiore di quello d’acquisto ottenendo un guadagno altrimenti ne ricaverà una perdita.

Gli ETF che investono in commodities e in futures specializzati in beni rifugio sono un’ottima alternativa per chi ritiene troppo complesso o rischioso il meccanismo dei futures. Gli ETF dedicati alle materie prime investono infatti o direttamente sugli indici di riferimento delle commodities, esistono quindi ETF che replicano l’andamento del valore dell’oro o del gas naturale ad esempio, o sugli stessi futures diventando così una sorta di fondo che investe su una previsione di andamento del mercato di riferimento di una commodities.

Investire oggi in beni rifugio può essere davvero un’ottima opportunità. Le materie prime agricole o energetiche che siano sono infatti alla base della vita stessa e la loro disponibilità maggiore o minore determina delle oscillazioni di prezzo costanti che dal punto di vista del risparmiatore sono, se adeguatamente interpretate, delle valide possibilità di guadagno.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *